
Come psichiatra e psicoterapeuta, mi trovo spesso a confrontarmi con pazienti che arrivano in studio con una domanda che sta diventando sempre più frequente nell’età adulta: “È possibile che io abbia l’ADHD?”
Per lungo tempo si è pensato che il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività fosse una condizione esclusivamente infantile. Oggi sappiamo che non è così: l’ADHD non svanisce con la crescita, ma cambia forma, influenzando profondamente la vita lavorativa, relazionale ed emotiva degli adulti.
Indice
- Cos’è l’ADHD?
- Quando nasce il sospetto nell’adulto?
- Scale di autovalutazione: il primo passo
- Come avviene la diagnosi specialistica?
- Come si affronta: il trattamento
- Conclusione
Cos’è l’ADHD?
L’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è disturbo del neurosviluppo, una neurodivergenza. Ciò significa che il cervello di una persona con ADHD presenta differenze strutturali e funzionali, in particolare nelle aree che gestiscono le cosiddette funzioni esecutive: l’attenzione, la memoria di lavoro, il controllo degli impulsi e la capacità di pianificazione.
Immagina di dover guidare in autostrada con una radio che cambia stazione da sola ogni dieci secondi e un parabrezza coperto di post-it: questo è l’ADHD.
Esistono tre “volti” dell’ADHD: la forma disattenta (chi si perde nei pensieri e dimentica tutto), quella iperattiva-impulsiva (chi è costantemente in movimento e agisce senza riflettere) e quella combinata, che presenta entrambi i tratti.
Cosa NON è l’ADHD
È fondamentale fare chiarezza per eliminare lo stigma, l’ADHD:
- Non è mancanza di volontà: Una persona con ADHD non è “pigra”. Il problema non è la mancanza di motivazione, ma la difficoltà biochimica nel mobilitarla in modo costante.
- Non è scarsa intelligenza: Molte persone con ADHD sono estremamente creative e brillanti, ma faticano a tradurre il loro potenziale in risultati concreti.
- Non è colpa di un’educazione sbagliata: È una condizione biologica, non l’esito di una disciplina troppo blanda, anche se questa la influenza.
L’ADHD non è solo mancanza di attenzione, ma una sua gestione irregolare: mentre i compiti noiosi risultano impossibili da iniziare, ciò che ci appassiona scatena l’iper-focus. Questa “tunnel vision” permette di restare concentrati per ore con un’intensità straordinaria, rendendo difficile staccarsi o accorgersi del mondo circostante.
Quando nasce il sospetto nell’adulto?
Negli adulti, l’iperattività fisica tipica dei bambini spesso si trasforma in irrequietezza interiore. I segnali principali includono:
- Disorganizzazione cronica: Difficoltà a gestire scadenze, pagamenti o l’ordine in casa.
- Procrastinazione paralizzante: Rimandare all’infinito compiti noiosi o ripetitivi.
- Difficoltà di concentrazione: Distrarsi facilmente durante una conversazione o mentre si legge.
- Impulsività: Tendenza a interrompere gli altri, fare acquisti impulsivi o prendere decisioni affrettate.
- Dimenticanze frequenti: Perdere chiavi, portafoglio o dimenticare appuntamenti importanti.
Scale di autovalutazione: il primo passo
Se ti riconosci in questi sintomi, il primo strumento scientificamente validato che puoi consultare è la scala ASRS (Adult ADHD Self-Report Scale), sviluppata in collaborazione con l’OMS.
Si tratta di un breve questionario di 6 o 18 domande che indaga la frequenza di determinati comportamenti negli ultimi sei mesi. Attenzione però: un punteggio elevato non equivale a una diagnosi, ma indica la necessità di un approfondimento professionale.
Come avviene la diagnosi specialistica?
La diagnosi di ADHD nell’adulto è un processo clinico complesso che deve essere condotto da uno specialista.
- Anamnesi clinica: Un colloquio approfondito per ricostruire la storia del paziente, cercando tracce del disturbo già nell’infanzia (requisito fondamentale per la diagnosi).
- Intervista semistrutturata (DIVA-5): È lo standard internazionale per valutare i sintomi dell’ADHD in età adulta e la loro interferenza nei vari ambiti della vita (lavoro, sociale, famiglia).
- Diagnosi differenziale: Lo psichiatra deve escludere che i sintomi siano dovuti ad altre condizioni come ansia, disturbo bipolare o disturbi di personalità, che spesso possono mimare l’ADHD.
Come si affronta: il trattamento
L’approccio più efficace è quello multimodale, che combina diverse strategie in base alle necessità del singolo individuo.
1. Psicoterapia e Psicoeducazione
La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è considerata l’intervento non farmacologico d’elezione. Aiuta a sviluppare strategie pratiche per la gestione del tempo, l’organizzazione e la regolazione delle emozioni. Comprendere il proprio funzionamento mentale è il primo passo per smettere di colpevolizzarsi.
2. Terapia Farmacologica
In alcuni casi, il supporto farmacologico è essenziale per riequilibrare i livelli di dopamina e noradrenalina. In Italia, il farmaco principale è:
- Metilfenidato (es. Medikinet): Uno stimolante a lento rilascio che migliora l’attenzione e il controllo degli impulsi.
In Italia, la diagnosi di ADHD può essere effettuata da uno psichiatra privato esperto, ma per la prescrizione dei farmaci rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale è indispensabile un piano terapeutico rilasciato da un centro pubblico autorizzato. È quindi necessario rivolgersi ai Centri di Salute Mentale (CSM) o agli ambulatori ospedalieri specialistici per adulti presenti nelle principali città italiane.
Conclusione
L’ADHD non è un limite insormontabile, ma un modo diverso di processare le informazioni. Ricevere una diagnosi corretta, anche in età avanzata, può cambiare radicalmente la percezione di sé e la qualità della vita.
Se senti che la tua mente corre troppo o che fatichi a tenere il passo con le richieste quotidiane, non esitare a cercare un confronto professionale. Come psichiatra a Genova, resto a disposizione per guidarti in questo percorso di consapevolezza.
Vuoi approfondire un aspetto specifico della diagnosi? Scrivimi nei commenti.